"Poiole Social Movies" presenta "AVATAR" Venerdì 5 feb
"CINEMA INDIPENDENTE PER CHI HA REDDITO INTERMITTENTE! O PEGGIO INESISTENTE!"
Tutto quello che avreste voluto fare al cinema, ma non potete più fare...per esempio:
Vedere una prima visione nel week-end senza accendere un mutuo!
Bere uno spritz, un borghetti, o quello che cazzo vi pare durante la proiezione!
Fumarti una sigaretta (anche condita)!
Condividere & socializzare con le/i tue/tuoi amic* il frutto prelibato della pirateria multimediale!
Ogni venerdì sera, inizio proiezioni ore 21!
Reddito, Libertà, Socialità & Riappropriazione: la migliore risposta alla crisi è l'AUTOPRODUZIONE!
Una ruspa in consiglio comunale
Peccato fosse solo una ruspa giocattolo, ma almeno che si divertano con quelle invece di scherzare con le vite delle persone...Più o meno così hanno inveito alcuni attivisti del Kontatto presenti questa sera alla seduta del consiglio comunale di Falconara.
Si discuteva, tra le altre cose, della ormai famosa vicenda dello sgombero e demolizione del prefabbricato di via Stadio, abitato dalla famiglia Caimmi, avvenuta nel novembre scorso.
Due le interrogazioni delle opposizioni che chiedevano spiegazioni sulle motivazioni e modalità dello sgombero, e sulla questione del megamanifesto natalizio di autoesaltazione dell'operazione securitaria. Ben due mesi perchè questa vicenda meritasse una pubblica discussione da parte dei nostri rappresentanti cittadini.
Oggi ci chiediamo a cosa sia servita.
Oggi, e ancora una volta, il consiglio comunale si è mostrato per quello che è, o per quello che è diventato: un luogo svuotato di ogni capacità di rapportarsi con i problemi reali della Città che vorrebbe rappresentare; un teatrino dell'inutile; uno spazio autoreferenziale. In sostanza, una cassa di risonanza per i monologhi della giunta Brandoni, arroccata in modo ferreo e sordo su se stessa, e restia ad ogni forma di confronto e contraddittorio degni di questo nome. (Continua)
Tornando da Copenhagen...


Tornando da Copenhagen avvertiamo l'urgenza di continuare a discutere di queste convulse e complesse giornate. A caldo, interrogandosi e raccontando, attraverso le immagini e letestimonianze dirette, in modo spontaneo, anche confusionale ed emozionale.
Nel tentativo di riportare la ricchezza del movimento che ha animato, da protagonista, la Conferenza Onu sul clima, anche e soprattutto a fronte della miseria di quanto stanno esprimendo i global leaders alla vigilia della conclusione di un vertice che ci parla il linguaggio della crisi, dell'indisponibilità al cambiamento, della cecità di fronte all'evidenza, dello strapotere conservatore e nichilista delle multinazionali e delle lobbies di potere.
Anche e soprattutto per l'indecorosa distorsione dei fatti, per l'occultamento delle immagini, per il travisamento della realtà di cui i media in generale si sono fatti complici. Dietro la dicitura di presunti "scontri" e di fantomatici attacchi dei violenti black block, si è cercato di dissimulare l'autoritaria violazione di qualsiasi libera espressione del dissenso di migliaia di persone. Si direbbe la solita storia, non fosse per l'esiguità dei pretesti assunti e per la sproporzione delle misure illiberali e liberticide erte a difesa dello spettacolo del nulla che si sta consumando nelle stanze del potere al Bella Center del Cop15.
Dall'altra parte, un movimento innovativo e diversificato, che ha assunto e dispiegato la pratica della disobbedienza civile, ha resistito alle deviazioni mediatiche, agli arresti preventivi e di massa, ai divieti alle libertà di espressione, ai tentativi di divisione e delegittimazione, alle gabbie, agli spray al peperoncino e ai cani al guinzaglio della "politi" danese.
Un movimento che si è espresso nei tanti media center e spazi comunitari diffusi in città, negli workshop e negli incontri del klima forum, nelle azioni dirette e nelle manifestazioni colorate e determinate, nel grandioso corteo di sabato 12 e nel blocco interno ed esterno della conferenza di mercoledì 15.
Un movimento veramente globale, che cercheremo di riportare nel locale, perchè dai tanti luoghi del mondo ha preso forma e si alimenta, per l'umanità, contro il disastro climatico, e l'emergenza democratica.
VENERDI' 18 AL CSA KONTATTO DALLE ORE 18.30

DALL'AERCA A COP15: GIUSTIZIA CLIMATICA!
"DALL'AERCA A COP 15: LA TERRA TUA AMALA E DIFENDILA", questa è la frase dello striscione che noi attivisti del CSA Kontatto e dell'Assemblea Permanente No Centrali API abbiamo appeso sabato pomeriggio, non solo come segno di solidarietà attiva e di vicinanza verso i nostri compagni che in questo momento stanno portando la nostra battaglia nelle strade di Copenhagen, ma anche per testimoniare quanto la richiesta di giustizia climatica sia l'unico imprescindibile fondamento alla base di una società veramente democratica.

La concentrazione di produzione energetica nell'AERCA, imposta ai suoi abitanti da una ben nota multinazionale e dai governi (nazionali e locali) va proprio nella direzione opposta: giustizia climatica significa riprendere il controllo del proprio territorio, delle scelte che su di esso vengono prese ed in ultima istanza riacquistare il controllo delle proprie vite. Senza questo fondamento basilare, anche la tanto acclamata “green economy” appare come il restyling di un sistema che ad oggi non è ancora riuscito a tradurre in pratica un passo minimo come il protocollo di Kyoto. Per questo siamo a Copenhagen, perchè questa è da molti anni la nostra battaglia.
In ultimo vogliamo esprimere tutta la nostra preoccupazione in merito agli aggiornamenti che continuano ad arrivarci in queste ore: ancora una volta arresti preventivi, perquisizioni ossessive e continue, ostentata militarizzazione della città da parte delle forze dell'ordine della capitale danese.
“L'unica cosa da arrestare è il cambiamento climatico” recitava uno striscione della delegazione italiana esposto sabato mattina mentre richiedevano il rilascio dei sette manifestanti italiani fermati. Eppure, purtroppo, ancora una volta le istanze globali – come appunto i futuri scenari climatici – vengono trattate (e represse) come semplici problemi di ordine pubblico. Ad ulteriore conferma del fatto che la richiesta di giustizia climatica sia una richiesta di libertà.



























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